Credo che sia un grande film quello di Sorrentino, "La grande bellezza"! Un titolo difficile e così bello a dirsi. Ho iniziato a sentir parlar male di questo film al Festival di Cannes e vi dirò, ci avevo quasi creduto: troppo lungo, pretenzioso, lento.. e tanti altri dispregiativi (secondo chi li pronunciava). Per me questi aggettivi sono assolutamente positivi, la lunghezza di un film è irrilevante, e questa lunghezza è anch'essa un messaggio intrinseco del regista. Il tempo de "La grande bellezza" è un tempo volutamente lungo, è il tempo del percorso verso la riflessione (che compie il protagonista - Toni Servillo - e che, dovrebbe, compiere lo spettatore); è il tempo della città eterna in cui è girato il film, Roma; è il contro-tempo della "movida" che è veloce, drogata, superficiale e vuota (tema cardine del film). Anche la pretenziosità poi per me è una qualità: finalmente qualcuno che in Italia ha coraggio, qualcuno che grida, qualcuno che non ha paura di far Cinema. Io ho scelto di vedere questo film solo, in una sala mezza vuota ed è stata la cosa giusta. Come dicevo in altri post in questo blog, scegliere il giusto tempo per vedere un film è fondamentale per poterne apprezzare le eventuali qualità. La musica, la fotografia, i movimenti di macchina molto "felliniani" si lasciano apprezzare per tutto il film e bastano e avanzano per goderne la visione. In più si aggiunge un'ottima sceneggiatura e ottimi attori, anzi, attori ben diretti che hanno tirato fuori buoni, ottimi risultati. Io, a costo di sembrarvi presuntuoso, credo che alla base delle critiche negative rivolte a questo film, non ci sia solo il film in quanto tale ma una questione psicologica ben più amplia e radicata: l'ansia da prestazione, la "eiaculazione precoce", la codardia che ha questa società odierna. Io credo che ogni qual volta qualcuno (regista, attore, cantante, politico, vicino di casa) voglia provare a fermare il tempo per farci riflettere, costui riceva in cambio da noi solo disprezzo, poiché impauriti dalla morte (in quanto immobilità) non vogliamo fermarci, non vogliamo guardare, se non per vedere quello che ci illude, quello che ci droga. Le nostre stesse vite, ormai, sono scandite da orologi, da tachimetri, da strumenti di misurazione di ogni tipo che ci ricordano che dobbiamo: ricordare, andare, correre. Se non ti muovi: ingrassi, perdi il treno, il lavoro, la fidanzata, le occasioni, la cena! Se non ti muovi... Perdi tempo, ed è qui l'errore perché la bellezza richiede osservazione, scrupolosità e pazienza per poter essere assaporata. A tal proposito faccio sempre caso, alla fine dei film, a chi resta a vedere i titoli di coda... Io. Nel film di Sorrentino il background delle scritte è una Roma albeggiante, un piano sequenza sul Tevere con la camera che sguscia sotto i ponti della città. In sottofondo c'è una musica molto coinvolgente ed è un piacere per i sensi ascoltarla, sopratutto abbinata a quelle immagini. Il cinema è anche questo, sopratutto questo: immagini e musica che, insieme, sono in grado di farti sognare e provare emozioni. La mia critica quindi va a tutti coloro che analizzano troppo spesso un film come fossero dei notai o scribacchini, anzi a chi analizza troppo un film (un quadro, una musica, una donna) dimenticando che l'arte e quindi la bellezza, va goduta in maniera naturale, senza preconcetti e senza filtri. Quindi, concludendo, non capisco chi, nella vita come in sala, si alza prima dei titoli di coda, non capisco perché ci sia tutta questa paura della noia, paura di "digerire" un concetto per poi farlo nostro, paura di sentirsi soli, paura dell'immobile. La paura credo sia solo una scelta.
venerdì 31 maggio 2013
LA GRANDE BELLEZZA
martedì 26 febbraio 2013
LA POLITICA E LE PECORE
Oggi, 25 febbraio 2013, il popolo italiano ha appena votato, ed è nuovamente di fronte ad un baratro, basta una piccola spinta e si cade di sotto.
A: "Hai sentito? Forse vince Berlusconi!" - B: "Si ma anche Grillo... Io non ho votato 5 stelle, ho votato 5 pound!!! (risata generale) - A: "Si ma.. Balotelli?!" (inizia una discussione accesa sul calcio)
Sono nello spogliatoio di una palestra, e circondato da ragazzoni muscolosi, odo questa strana discussione. Resto basito, atterrito, ho paura e la speranza... La speranza? Per un momento non c'è più.
L'italiano medio considera la politica esattamente come il calcio: tifa per una squadra a prescindere, perché l'importante è vincere e vedere l'avversario perire. L'italiano medio è ingenuo e furbo nello stesso tempo; come direbbe qualcuno: "l'importante è avere la pancia piena!".
L'ingovernabilità che probabilmente avremo dopo queste elezioni rischierà di portarci ancora più in basso e di renderci ancora più poveri, di corpo e soprattutto, di spirito.
La cosa che mi sconforta è la stupidità delle persone, la superficialità, la difficoltà di attenzione e la presunzione: tanti piccoli bambini che giocano e sghignazzano. Guardando il paese è come se vedessi un grande recinto di pecore, che finché c'è erba, hanno la testa china sul terreno e mangiano, mangiano, mangiano. Il problema è che il pastore e il suo cane, sono poco attenti e non si preoccupano per loro, anzi, lasciano il proprio gregge allo sbaraglio, aspettando che l'erba finisca.
Sono tremendamente infelice quando mi accorgo di questa dualità, quando vedo la classe dirigente (il pastore) che non vuole educare e proteggere il proprio popolo, e altrettanto quando vedo tutte queste persone comportarsi da pecore!
La politica in Italia è deludente, la politica è sporca e corrotta ma questo non può essere una scusa per non comportarsi da adulti, non possiamo continuamente piagnucolare per avere le caramelle. Votare "il meno peggio" è certo un compromesso ma è sicuramente la strada per la soluzione. Quando dovete ristrutturare una casa cosa fate, bacchetta magica? Non credo. Probabilmente cominciate dalle parti più danneggiate per poi arrivare alle finiture, giusto? Ergo: la politica, in una democrazia, è un processo lungo e dispendioso; la politica necessita di una forte presa di coscienza e responsabilità, di un profondo senso etico e civile.
Forse forse, sono le pecore a sembrare persone e invece sono solo pecore! Forse fa parte dell'ordine delle cose essere pecore.
Io ho solo paura.
Lo "show" politico attuale mi fa ritornare alla mente un grande film "The Truman Show" che rappresenta perfettamente il concetto che ho cercato di esprimere qui sopra.
Berlusconi come un regista, l'Italia un teatro di posa, gli italiani come "Truman".
Speriamo un giorno di aprire anche noi "la porta nel cielo".
In questo filmato è stata tagliata la scena finale, prima dei titoli di coda, dove si vedono due vigilanti in una guardiola che dicono, dopo essersi strappati i capelli dal dispiacere perché Truman abbandonava lo studio: "guarda un po' che danno in tv?" e cambiano canale. Questa frase, apparentemente irrisoria, per me è fondamentale. Il regista (Peter Weir) ci fa capire come il pubblico sia solo apparentemente "fedele" ad uno show, e sottolianea quindi la sua distrazione alla vita, e la sua incredibile superficialità mascherata da finte lacrime.
venerdì 25 gennaio 2013
CORONA DI SPINE
Estorsione, banconote false, bancarotta fraudolenta, aggressione a pubblico ufficiale, ricettazione, diffamazione a mezzo stampa, evasione fiscale, sono i reati di cui è accusato Fabrizio Corona. Scusate se inizio in questo modo e scusate se mi soffermo su un caso giudiziario piuttosto inutile e ormai, quasi nauseabondo. Non sarebbe nel mio interesse parlarne, voglio dire, ci sarebbero cose molto più importanti su cui discutere e inoltre non vorrei dare ulteriore voce a questa vicenda ma, in qualche modo, ne sono stato coinvolto.
Ieri sera ho realizzato, per conto di Celebrity Now (programma di gossip di Sky) una clip proprio su Fabrizio Corona, si tratta di una dichiarazione inedita dove il nostro Fabrizio farfuglia cose riguardanti la sua vicenda giudiziaria. A parte la pena che ho provato nel vedere un uomo pronunciare frasi del tipo: “io sono il messia venuto nelle carceri per insegnare ai detenuti che fuori da qui c’è una nuova vita..”, e altre frasi di questo genere, sono presto arrivato ad una conclusione: Corona è una vittima, di se stesso e della società. Mi ricorda, molto alla lontana, il personaggio di Alex (Arancia Meccanica) dove una persona spregevole finisce col farti quasi tenerezza, fino al punto che potresti quasi adorarla, anzi la ami alla follia. Ecco, il concetto è proprio questo: Fabrizio Corona accusato e difeso, amato e odiato, personaggio che divide e unisce, icona del nulla che diventa Dio. Io, personalmente, nutro poco interesse per lui e la sua vicenda ma, al contrario, mi sta a cuore un altro concetto: perché ci sono persone che lo difendono a spada tratta come fosse loro figlio? Vero che la pena inflitta a Corona (c.a. 7 anni per reato di estorsione) è probabilmente eccessiva, soprattutto se pensiamo che in Italia reati ben più gravi hanno pene di gran lunga inferiori (ma questo è un altro discorso).
Resta il fatto che vi sono personaggi che vengono difesi e osannati come il caro ex presidente del consiglio, S.B. (non voglio più nominarlo scusate) nonostante la realtà oggettiva dei fatti giochi a loro sfavore. Vorrei proprio sapere qual è l’algoritmo magico che spinge le persone a prostrarsi per una causa che non conoscono a fondo o che non vogliono conoscere a fondo, facendo il tifo come per una squadra di calcio. Perché si prende una posizione univoca su qualcuno che non si conosce nemmeno, di cui si è visto solo un’ immagine digitale pre-costruita e proiettata in TV?
Da dove vengono le nostre certezze? Il nostro giudizio è frutto di un’attenta analisi dei fatti? La presunzione di saperne di più di magistrati e tecnici professionisti che indagano da anni su sospetti criminali da dove arriva?
Io veramente non capisco, o meglio, capisco che le persone sono tremendamente insicure e suggestionabili, hanno sempre bisogno di un logo, di un riferimento in cui credere ciecamente.
mercoledì 9 gennaio 2013
IL POST-PESSIMISMO
Capita spesso di sentire persone lamentarsi, facebook e i social network in generale sono sempre più utilizzati come valvola di sfogo: il lavoro che non va bene, un amore perso, la politica che delude e chi più ne ha più ne metta. Sembra che siamo tutti santi e vittime del sistema e che la colpa sia sempre di qualcun altro; l'individuo ormai egoista e contraddittorio la fa da padrone. La vita su facebook è scandita da frasi fatte, luoghi comuni; le idee e le opinioni vengono trasformate in uno slogan, come in uno spot televisivo: "30 secondi per dire la tua, azione!" e così finisce con noi che scriviamo e scriviamo come il vociferare di bambini in una mensa.
Io stesso sono vittima del sistema, schiavo della dittatura mediatica dei social network, vittima del qualunquismo banale e superficiale imposto dal "Dio Post". Troppe persone ormai parlano a vanvera accusando il mondo per la loro infelicità. Troppi finiscono col fare il solito paragone: "e ma è l'Italia..." oppure: "all'estero è tutt'altra cosa!", troppi si lamentano della neve che non è stata spalata a dovere, altri che c'è traffico, insomma io credo che lamentarsi sia legittimo e doveroso ma la lamentela deve essere fatta con costruttività e saggezza e dopo un'attenta analisi.
In proposito vorrei postare una lettera inviatami da mio padre quando era in missione nelle Filippine a Baganga per la Croce Rossa Internazionale dove c'è stato un violento tifone.
Quando ti fermi a pensare alla tua vita, a quello che hai è bene capire a fondo che il mondo è un posto grande e ancora pieno di differenze. I nostri problemi sono importanti ma non posso diventare l'alibi per smettere di combattere e non possono nemmeno impedirci di continuare a sorridere. Banale dire che siamo fortunati e che c'è chi sta peggio, ma fondamentale è rendersene conto. La critica quindi credo sia legittima solo quando vi è una presa di posizione vera e responsabile. Combattere contro le nostre contraddizioni e debolezze, cercare di essere meno pressappochisti, banali o populisti è un dovere che ognuno di noi ha. La bellezza, in senso assoluto, è un bene e una ricchezza enorme che va costruita ogni giorno.
Io stesso sono vittima del sistema, schiavo della dittatura mediatica dei social network, vittima del qualunquismo banale e superficiale imposto dal "Dio Post". Troppe persone ormai parlano a vanvera accusando il mondo per la loro infelicità. Troppi finiscono col fare il solito paragone: "e ma è l'Italia..." oppure: "all'estero è tutt'altra cosa!", troppi si lamentano della neve che non è stata spalata a dovere, altri che c'è traffico, insomma io credo che lamentarsi sia legittimo e doveroso ma la lamentela deve essere fatta con costruttività e saggezza e dopo un'attenta analisi.
In proposito vorrei postare una lettera inviatami da mio padre quando era in missione nelle Filippine a Baganga per la Croce Rossa Internazionale dove c'è stato un violento tifone.
"Ciao Ste,
Wifi da campo appena messo in piedi, e in più funziona! Anche se un po' lentamente. Dormo in una tenda abbastanza confortevole, con il generatore alle spalle che viene spento d'ufficio alle 10 di sera, le toilette giapponesi da campo che guai a dire ai giapponesi che fanno schifo perché sono convinti che siano fantastiche. La doccia si fa con delle scodellate di acqua rigorosamente fredda che ci si butta in testa. Niente elettricità fino a domani mattina alle 6, ora in cui ci alziamo per fare la riunione delle sette. Poi partenza in macchina nelle varie destinazioni, con stivali, telefoni satellitari, gps, radio e tutte quelle tecnologie che rassicurano noi occidentali. Per quanto riguarda coloro che cerchiamo di aiutare, non hanno praticamente più nulla. Si corre in macchina per due ore di fila senza che il paesaggio cambi mai, con tutti gli alberi sradicati, case demolite, carcasse di automobili, colonne militari in movimento, ruspe, bulldozer e quant'altro. Le immagini somigliano molto a quelle dello tsunami. In più piove a dirotto per gran parte della giornata, mentre l'unica cosa che allevia la nostra fatica è che fa sempre caldo, non c'è da temere il freddo insomma. La sera ci si lascia andare con la cena in comune, a fare due risate in mezzo a questa desolazione veramente mai vista così estesa. Spero di poter tornare a fine marzo ma qui non si sa bene come evolve la cosa, tutto è molto precario. Chissà se la tua casa sarà pronta allora. Davvero sarebbe possibile che fosse pronta in pochi mesi? Intanto ti auguro ancora un buon anno e abbraccio tutti con affetto."
Gianluca
Quando ti fermi a pensare alla tua vita, a quello che hai è bene capire a fondo che il mondo è un posto grande e ancora pieno di differenze. I nostri problemi sono importanti ma non posso diventare l'alibi per smettere di combattere e non possono nemmeno impedirci di continuare a sorridere. Banale dire che siamo fortunati e che c'è chi sta peggio, ma fondamentale è rendersene conto. La critica quindi credo sia legittima solo quando vi è una presa di posizione vera e responsabile. Combattere contro le nostre contraddizioni e debolezze, cercare di essere meno pressappochisti, banali o populisti è un dovere che ognuno di noi ha. La bellezza, in senso assoluto, è un bene e una ricchezza enorme che va costruita ogni giorno.
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