venerdì 31 maggio 2013

LA GRANDE BELLEZZA


Credo che sia un grande film quello di Sorrentino, "La grande bellezza"! Un titolo difficile e così bello a dirsi. Ho iniziato a sentir parlar male di questo film al Festival di Cannes e vi dirò, ci avevo quasi creduto: troppo lungo, pretenzioso, lento.. e tanti altri dispregiativi (secondo chi li pronunciava). Per me questi aggettivi sono assolutamente positivi, la lunghezza di un film è irrilevante, e questa lunghezza è anch'essa un messaggio intrinseco del regista. Il tempo de "La grande bellezza" è un tempo volutamente lungo, è il tempo del percorso verso la riflessione (che compie il protagonista - Toni Servillo - e che, dovrebbe, compiere lo spettatore); è il tempo della città eterna in cui è girato il film, Roma; è il contro-tempo della "movida" che è veloce, drogata, superficiale e vuota (tema cardine del film). Anche la pretenziosità poi per me è una qualità: finalmente qualcuno che in Italia ha coraggio, qualcuno che grida, qualcuno che non ha paura di far Cinema. Io ho scelto di vedere questo film solo, in una sala mezza vuota ed è stata la cosa giusta. Come dicevo in altri post in questo blog, scegliere il giusto tempo per vedere un film è fondamentale per poterne apprezzare le eventuali qualità. La musica, la fotografia, i movimenti di macchina molto "felliniani" si lasciano apprezzare per tutto il film e bastano e avanzano per goderne la visione. In più si aggiunge un'ottima sceneggiatura e ottimi attori, anzi, attori ben diretti che hanno tirato fuori buoni, ottimi risultati. Io, a costo di sembrarvi presuntuoso, credo che alla base delle critiche negative rivolte a questo film, non ci sia solo il film in quanto tale ma una questione psicologica ben più amplia e radicata: l'ansia da prestazione, la "eiaculazione precoce", la codardia che ha questa società odierna. Io credo che ogni qual volta qualcuno (regista, attore, cantante, politico, vicino di casa) voglia provare a fermare il tempo per farci riflettere, costui riceva in cambio da noi solo disprezzo, poiché impauriti dalla morte (in quanto immobilità) non vogliamo fermarci, non vogliamo guardare, se non per vedere quello che ci illude, quello che ci droga. Le nostre stesse vite, ormai, sono scandite da orologi, da tachimetri, da strumenti di misurazione di ogni tipo che ci ricordano che dobbiamo: ricordare, andare, correre. Se non ti muovi: ingrassi, perdi il treno, il lavoro, la fidanzata, le occasioni, la cena! Se non ti muovi... Perdi tempo, ed è qui l'errore perché la bellezza richiede osservazione, scrupolosità e pazienza per poter essere assaporata. A tal proposito faccio sempre caso, alla fine dei film, a chi resta a vedere i titoli di coda... Io. Nel film di Sorrentino il background delle scritte è una Roma albeggiante, un piano sequenza sul Tevere con la camera che sguscia sotto i ponti della città. In sottofondo c'è una musica molto coinvolgente ed è un piacere per i sensi ascoltarla, sopratutto abbinata a quelle immagini. Il cinema è anche questo, sopratutto questo: immagini e musica che, insieme, sono in grado di farti sognare e provare emozioni. La mia critica quindi va a tutti coloro che analizzano troppo spesso un film come fossero dei notai o scribacchini, anzi a chi analizza troppo un film (un quadro, una musica, una donna) dimenticando che l'arte e quindi la bellezza, va goduta in maniera naturale, senza preconcetti e senza filtri. Quindi, concludendo, non capisco chi, nella vita come in sala, si alza prima dei titoli di coda, non capisco perché ci sia tutta questa paura della noia, paura di "digerire" un concetto per poi farlo nostro, paura di sentirsi soli, paura dell'immobile. La paura credo sia solo una scelta.