Hai 20 minuti di tempo per scrivere una storia partendo da questi simboli in ordine cronologico, tema horror.
| Uccello, occhiali, drink, telefono, albero, piatto. |
"Camminavo nervosamente nel bosco di Ravenwood nei pressi della nostra casa estiva immersa nel cuore delle montagne di Grimridge. Avevamo litigato come ormai succedeva sempre.
I pensieri erano aggrovigliati, stridenti e la tristezza dilagava nella mia mente.
Era tardo pomeriggio e la notte scendeva incombente e presto sarei stato avvolto dall’oscurità.
Un corvo volava alto nel cielo quasi ad indicarmi la strada da percorrere, o forse era un presagio di qualcosa che avrei potuto incontrare proseguendo in quella foresta oramai oscura.
Iniziavo a vedere solo fino alle punte dei miei piedi e poco più avanti, non avevo con me nemmeno un po’ d'acqua. Sapevo in cuor mio che era stupido proseguire, ma continuavo a camminare in preda ad uno sconforto così profondo e buio, come la notte che ormai mi avvolgeva, che non potevo più tornare indietro. Capivo di essermi perso, percepivo intorno a me un ambiente sempre uguale ma così diverso, ambiguo, terrificante.
Guardavo l’orologio sul telefono, erano già le dieci di sera, sapevo che stavo camminando da più di tre ore, il telefono non prendeva, la batteria era quasi scarica. Avevo paura.
Gli alberi intorno a me mi apparivano come tentacoli, fitti intrecci di viscide falangi aggrovigliate e voraci che sembrava cercassero di afferrarmi per stringermi in una morsa infernale.
Ora il buio è il tutto, ne sono avvolto, inghiottito. Divorato dal mio senso di colpa, dalle mie angosce e inerme dinanzi al mio ignoto destino, continuo a camminare, camminare per perdermi nel buio."
Era tardo pomeriggio e la notte scendeva incombente e presto sarei stato avvolto dall’oscurità.
Un corvo volava alto nel cielo quasi ad indicarmi la strada da percorrere, o forse era un presagio di qualcosa che avrei potuto incontrare proseguendo in quella foresta oramai oscura.
Iniziavo a vedere solo fino alle punte dei miei piedi e poco più avanti, non avevo con me nemmeno un po’ d'acqua. Sapevo in cuor mio che era stupido proseguire, ma continuavo a camminare in preda ad uno sconforto così profondo e buio, come la notte che ormai mi avvolgeva, che non potevo più tornare indietro. Capivo di essermi perso, percepivo intorno a me un ambiente sempre uguale ma così diverso, ambiguo, terrificante.
Guardavo l’orologio sul telefono, erano già le dieci di sera, sapevo che stavo camminando da più di tre ore, il telefono non prendeva, la batteria era quasi scarica. Avevo paura.
Gli alberi intorno a me mi apparivano come tentacoli, fitti intrecci di viscide falangi aggrovigliate e voraci che sembrava cercassero di afferrarmi per stringermi in una morsa infernale.
Ora il buio è il tutto, ne sono avvolto, inghiottito. Divorato dal mio senso di colpa, dalle mie angosce e inerme dinanzi al mio ignoto destino, continuo a camminare, camminare per perdermi nel buio."





