sabato 21 novembre 2009

PIRELLI CALENDAR 2010

Mi sono trovato a Londra per conto di SKY per la realizzazione di un documentario sulla storia del calendario Pirelli (The Cal - oltre 40 anni nel mito), come è nato, come si è evoluto, e cosa rappresenta oggi.
Un privilegio poter essere ospite alla festa organizzata da Pirelli per l'inaugurazione del nuovo calendario 2010, anche se la mia presenza era solo per lavoro. Location stupenda (un edificio di fine '800 affacciato sul Tamigi), modelle mozzafiato e cibo da... decisamente sotto questo aspetto meglio l'Italia! L'edizione del 2010 è la 37ª e, forse, a parere mio, non la più bella. Il calendario infatti, pur bellissimo, non mi ha entusiasmato molto, personalmente trovo queste foto poco coraggiose: è come se Richardson "avesse voluto ma non ha potuto". Infatti sappiamo bene che questo fotografo ha uno stile molto trash quasi pornografico che è la sua peculiarità e lo rende decisamente originale. Ma qui, in questi scatti è come se si fosse limitato con la conseguente perdita di stile e carattere. Qualcuno dice che per il calendario Pirelli è un po' il ritorno alle origini e forse è vero ma il remake può anche essere sinonimo di mancanza di idee e originalità. Detto questo, Terry Richardson rimane comunque un grande e sono orgoglioso di possedere un calendario da lui autografato.
Un ringraziamento particolare alla regista Cecilia Formenti che mi ha coinvolto in questa esperienza che, per altro, non è ancora terminata.


alcune riprese inedite del documentario

martedì 17 novembre 2009

L'EXTRACOMUNITARIO DI NOME RUGBY




Sorrido, rifletto e penso a quando sentivo Paolini associare il rugby alla sinistra. Al momento non ho dato troppa importanza a questo paragone ma ora, dopo aver letto l'articolo qui sopra, mi accorgo che Paolini aveva senza dubbio ragione. Oggettivamente non ci sarebbe niente di male ad utilizzare uno stadio come quello di San Siro per altri sport (così detti minori) o eventi (dato che lo stadio è, o dovrebbe essere, al servizio della cittadinanza e non al servizio del calcio) e non comprendo minimamente uno sfogo emotivo di gelosia come quello espresso da Marcello Zacché nei confronti della partita di rugby (Italia-All Blacks) svoltasi proprio a San Siro. La mia preoccupazione più grande è rivolta però al messaggio intrinseco che emerge dalle parole di Zacché, dove la parola "rugby" muta e diventa sinonimo di "diverso", si trasforma nella parola "extracomunitario", lo "stadio" diventa "l'italia" e il "calcio" è un partito, chiuso, bigotto e intollerante, quale? Beh, provate ad indovinare!
Tutto ciò fa pensare ad un razzismo sportivo, ad un'insicurezza e paura nei confronti del nuovo e del diverso proprio come succede all'interno della nostra società dove le minoranze che cercano di farsi sentire ed hanno successo fanno paura e per questo vengono continuamente attaccate e infangate. L'ottusità di Zacché si nota soprattutto quando dice che il rugby a San Siro è come Madonna alla Scala, come se il calcio e uno stadio potessero essere paragonati, in qualche modo, ad un brano di musica classica e ad un ambiente d'elite come quello della Scala. Diciamo che il suo paragone è fuori luogo, diciamo anche che oggettivamente, in questo momento, tra calcio e rugby è il rugby ad avere nobiltà e onore, aggettivi che il calcio ha inesorabilmente perso. Infatti nel rugby il terzo tempo insegna! Tutti insieme, sorridendo, magari d'avanti ad un buon piatto di pasta a ridere, scherzare e discutere sulla partita e... sulle donne! Niente coltelli, risse e cariche della polizia. Per ora, uno sport ancora onesto e invidiabile.
Caro Zacché non sarai mica un leghista!

lunedì 16 novembre 2009

NANNI 70



Dopo due anteprime applaudite da oltre 2000 spettatori (in settembre al Festival MiTo e in ottobre alla rassegna Volgar'Eloquio) esce finalmente in tutte le edicole lunedì 16 novembre 2009 il film Documentario “Nanni 70” prodotto da LaBiografika con il sostegno della Regione Lombardia. Realizzato da un gruppo di film-makers (Simone Del Vecchio, Luigi Gabbioneta, Michele Sancisi, Luca Brovelli, Antonio Augugliaro, Stefano Riva Thorimbert, Marco Giometti ed altri) il film documentario “Nanni 70” è una divertente biografia del cantante Nanni Svampa che ripercorre 50 anni di storia della canzone popolare meneghina, dal dopoguerra ad oggi, attraversando la stagione dei mitici “Gufi” e il repertorio dedicato a George Brassens, le canzoni di osteria, i "trani" e la tradizione del cabaret-concerto. Guest stars del film "Nanni 70" sono Enzino Iacchetti, Davide Van De Sfroos, Elio de le Storie Tese, Lino Patruno e Roberto Brivio che accompagnano Svampa in questo ondivago viaggio nella memoria e nella tradizione della canzone popolare milanese.



Il DVD del film-documentario "Nanni 70" sarà seguito, lunedì 23 novembre dall'uscita, sempre in edicola, un inedito DVD-Concerto con la registrazione delle due serate che Svampa, accompagnato da Antonio Mastino alla chitarra, ha tenuto al Teatro Derby di Milano nel 2008 in occasione del suo 70° compleanno, riproponendo il meglio del suo repertorio, con ospiti come Flavio Oreglio, Alberto Patrucco e la sua band, Umberto Faini ed altri.

sabato 10 ottobre 2009

SUNSHINE "ON AIR"



Finalmente il video di "Sunshine" è pronto da vedere (siate buoni)! Devo ammettere che non è stato facile lavorare da solo, soprattutto su un lavoro che doveva essere ben altro. Sunshine, come dicevo, non ha grandi pretese, vuole essere un supporto "simpatico" alla fantastica musica di Simon de Jano. Devo dire però che è un video autentico, quasi documentaristico dato che il 90% delle riprese non sono state per nulla preparate, insomma "tutta roba buona" (tanta buttata) "rubata" in alcune discoteche di Milano e Ibiza.
Buona visione!

in onda su DJ TV e MTV

mercoledì 9 settembre 2009

SUNSHINE'S VIDEO

Working on the new video with Simon de Jano



Ebbene si, siamo al lavoro! Come sempre Simon riesce a coinvolgermi nelle sue pazze avventure musicali, quest'anno è "Sunshine" a farci da traccia guida nel montaggio del nuovo video di Simon de Jano. Il brano è un remix di una canzone degli anni '90 che è stato rieditato con maestria da Simon. Il video, ancora in fase di montaggio, è nato con poca premeditazione, un po' per gioco, un po' per sfida. Prima di tutto ci siamo ritrovati a Ibiza dove abbiamo girato immagini molto interessanti dal taglio documentaristico, poi, a Milano, abbiamo girato al Beach Solaire e su un tetto di un palazzo di 15 piani. Come sempre sarà un video senza pretese ma che sicuramente avrà freschezza e vitalità.
Augurateci buon lavoro!


Io e Simon durante le riprese sul tetto

giovedì 28 maggio 2009

CHI GA VINTO?

Note del documentario "Chi Ga Vinto? Un Viaggio nel Rugby di Marco Paolini"
Il rugby in Italia è ancora uno sport provinciale e la sua storia fuori dalla nazionale è una storia di pochi uomini donne e bambini, di squadre e città di provincia e di periferia, è fatta molto più al Nord che al Sud, è fatta di dilettanti, di proletari, contadini e impiegati di banca.
Da noi il rugby sta vivendo però un momento speciale, l’adolescenza. È quel momento in cui fai per la prima volta ciò che farai per tutta la vita. Il professionismo, il 6 nazioni, i grandi stadi, è successo tutto in poco, pochissimo tempo. Il movimento resta piccolo, fragile, il problema per qualcuno che voglia giocare è ancora trovare altri 14 compagni e poi altri 15 contro cui giocare. Ci sono regioni completamente senza campi da rugby. Un adolescente può crescere bene o male dipende da chi incontra nel momento più fragile della vita. Da noi il rugby è in un momento così, commovente e irritante al tempo stesso.
Volevo parlare di questo momento, cercando di rispondere a una serie di domande: come mai il rugby in Italia? Perché a un certo punto arriva in alcuni luoghi un uomo con una palla ovale che cerca 15+15 persone da mettere attorno a questa idea? Come fa a espandersi se fa fatica a esistere? E perché in certi posti c’è e in altri no? Ho pensato: vado a vedere.

Marco Paolini


La mia esperienza con Marco è stata breve ma, come si dice, intensa. Ho scoperto un mondo che non conoscevo, un mondo che in TV non si vede, quello del rugby. Il giocatore di rugby è imponente, statuario, scultoreo ma quest'aspetto fisico non corrisponde alla sua vera identità, dietro ai muscoli ho trovato semplicità, umiltà e fatica. Si, è la fatica e la dedizione che li caratterizza; mi son sembrati meno "viziati" dei loro colleghi dalla palla sferica, meno costruiti. Sarà che quando sono in partita, loro, si che fanno sul serio: una vera mandria di carne umana che lotta per la vittoria.
(Durante le riprese non vi dico il fango che ho mangiato!)


le mie riprese usate nel trailer di "Chi Ga Vinto?"

sabato 10 gennaio 2009

UN REGISTA ALLA TONI THORIMBERT

Castello di Belgioioso, 18/19/20 Giugno 2008
Una villa strepitosa, una model-actress Sidney Geubelle bella e impeccabile, un regista: Toni Thorimbert



"Più facile la fotografia! Dirigere due minuti di film è una fatica pazzesca. E la soddisfazione arriva solo parecchio dopo, quando il film è montato, con musica rumori e tutto, perchè prima sono solo spezzoni (quasi) senza senso. Però dirigere gli attori mi piace molto e Sidney è stata davvero straordinaria."


backstage Seven7

Si, concordo con zio Toni! Fare un film non è così semplice: recitazione, fotografia, musica, montaggio, tutte cose belle a dirsi ma snervanti a farsi. Si, del bello c'è, ma a cose fatte. La frustrazione più grande? Avere un'idea e non poterla realizzare come si deve! Un pittore ha bisogno di tre cose: una tela, un pennello e del talento. Un regista? Una cinepresa, una troupe, degli attori (bravi), un sacco di soldi e del talento. Insomma un regista deve imparare prima di tutto ad essere democraticamente creativo, condividendo la sua arte con una squadra che si dovrà muovere come un corpo unico.

"Credo di amare soprattutto il montaggio. è la cosa più vicina all’idea di un "luogo" in cui fare del lavoro creativo. Il set di un film è forse il peggior posto che sia mai stato approntato, per fare un lavoro creativo. Le riprese sono la parte della realizzazione che amo di meno. Non mi piace tanto lavorare con molte persone. Non sono proprio un estroverso e c'e il problema di doversi alzare prestissimo la mattina e andare a letto molto tardi la sera. Poi c'è il caos, la confusione, spesso il disagio fisico. Sarebbe come se uno scrittore tentasse di scrivere un libro lavorando al tornio in fabbrica."

Stanley Kubrick


foto di Niccolò Rastrelli

Nelle foto: io alla macchina da presa assistito dal mitico Timon De Graaf, diretti dall'incalzante Toni Thorimbert.