sabato 15 aprile 2017

BERLUSCONI E L'AGNELLO DI DIO

Disgustato e nauseato. Queste le sensazioni nel vedere la solita banalità, la solita demagogia populista, il solito pressappochismo.


Ci mancava solo "Berlusconi e l'agnello di Dio" per gettare scompiglio e confusione sul tanto discusso tema pasquale: agnello sì, agnello no? Serviva giusto questa pagliacciata mediatica per abbassare nuovamente il livello di un dibattito invece importante e complesso come questo, ma si sa, Berlusconi non è certo famoso per aver innalzato l'intelletto del paese, anzi...

Vi dirò la mia, io l'agnello non sono solito mangiarlo, non mi piace nemmeno molto e poi mi dispiace per quegli esserini indifesi, però trovo deprimente il modo in cui, come sempre, in questo paese vengano gestite cose come questa e da come alcuni politici cavalchino sempre "le mode" per ottenere consenso strumentalizzando imperterriti ogni cosa. Tipico solitamente della destra (sicuramente più furba e scaltra) usare qualcosa di emotivamente coinvolgente e in auge per attrarre persone e ottenere voti. Cercano di farti ragionare con la pancia e ti portano al conflitto, alla polemica per destabilizzare e dividere. Il loro obbiettivo non è risolvere una questione a loro cara ma ottenere consensi. Niente di più facile quindi che prendere qualche agnellino e farsi fotografare in giardino mentre li si dà il latte con il biberon per entrare nei cuori delle persone. Facciamola semplice: mangiamo carne da 10.000 anni quindi è normale mangiarla ed è normale uccidere, questo non vuole dire non poter cambiare o modificare le proprie abitudini alimentari e/o religiose (ora la scienza può aiutarci a capire meglio come comportarci e come trovare alimenti alternativi alle proteine animali) ma tutto questo astio ed estremismo (da ambo i lati) mi lascia sbigottito. Come sempre diventa un match da vincere, un nemico da sconfiggere e non un tema sul quale confrontarsi e studiare. Io sono d'accordo personalmente sul fatto che non sia giusto uccidere degli animali così piccoli ma trovo assurdo il modo in cui venga affrontata la cosa, dai politici e da noi. Vogliamo diminuire o togliere completamente il consumo di carne? Ok, Ci vuole però una volontà comune e un progetto alternativo serio e fattibile. Il sig. Berlusconi (in primis imprenditore) dovrebbe sapere quanto la sua fotografia con gli agnellini, pubblicata proprio prima di Pasqua, abbia danneggiato il mercato della carne. Che mossa sarebbe questa? Non ho mai visto durante tutto l’anno nè lui ne altri (che oggi si dichiarano animalisti), preoccuparsi per i mattatoi che ogni giorno avvengono negli allevamenti intensivi, non ho mai visto proporre una legge che favorisse la produzione di carni biologiche ed a basso impatto ambientale, o una legge che disincentivi lo sfruttamento animale. Non ho mai visto muovere in dito da parte di queste persone che oggi fanno i puritani con il povero agnellino in grembo; è chiaro che è solo una speculazione, è palese che stanno facendo i “buoni” solo a Natale (anche se è pasqua). Poi ci siamo noi, chi resta conservatore e ne mangerà a volontà e chi invece urlerà: "assassini!" senza riflettere nemmeno un secondo. Vi indignate così tanto per quelle povere bestie? Allora dovreste indignarvi anche quando schiacciate un ragno, una mosca, o uccidete un topo. Certo, non è la stessa cosa, l’agnello è carino e dolce e anche intelligente e fa più impressione pensare di togliergli la vita ma non si può nemmeno pensare che una vita valga più di un’ altra solo per un fatto estetico o per il livello di intelligenza (sarebbe una sorta di razzismo) ed è per questo che il vegano è in contraddizione poiché egli è comunque un parassita per il pianeta, un consumatore, un “agente” inquinante. Noi siamo qui e consumiamo inevitabilmente le risorse e siamo tutti complici di questo (fa parte della natura). A proposito poi di natura, rendiamoci conto anche che essa è spietata e crudele e che noi siamo animali quanto gli altri e che se andassimo in un ambiente selvaggio nessuno si preoccuperebbe per noi, anzi saremmo noi un “piatto caldo” per qualcun altro. Ovviamente l’uomo ha la coscienza e la ragione quindi ovvio aspettarsi da esso un comportamento saggio e calcolato e infatti io credo che il consumo di carne andrebbe limitato perché non è ecosostenibile, produce danni all’ambiente e abbassa moltissimo la qualità stessa del cibo (non ha senso mangiare 2 bistecche al giorno piene di ormoni ecc. e pure di pessimo sapore e consistenza) potremmo cominciare a consumarne meno ma con più qualità, scegliendo carni biologiche o comunque non da allevamenti intensivi. Quindi cari politici e cittadini è chiaro che per causa forza maggiore (problemi ambientali in primis, e secondariamente etici), al di là di chi è carnivoro convinto o vegano estremista, il mondo si sta spostando verso un sempre minor consumo di carne ma questo percorso va intrapreso con serietà, consapevolezza e premeditazione, occorre un progetto politico con leggi concrete che non danneggino le economie legate alla carne ma che possano aiutare quell’industria a compiere una metamorfosi verso la produzione di altri alimenti sostitutivi, ci vuole anche un cambio culturale che sarà inevitabilmente lento e difficile dove le demagogie e la propaganda da quattro soldi non siano presenti ma dove ci sia da parte della classe dirigente una volontà profonda nel cambiare rotta verso un mondo meno truce e violento, verso gli animali e ancor prima, verso le persone.

mercoledì 15 marzo 2017

IL MALAGEVOLE

Sono stanco. Quando ho del tempo per riflettere, come ora che mi trovo nel bel mezzo della tundra austriaca in una stanza d'hotel, penso a me, a chi sono, a cosa ho fatto e a cosa farò; penso al mio lavoro, al mio sogno (infranto). Accedo al mio Vimeo e riguardo alcuni filmati realizzati in passato: "sono bravo!" penso, eppure... Eppure non abbastanza per essere soddisfatto, eppure non abbastanza per riuscire a fare quello che voglio, quello che penso, quello che sogno. Oggi ho lavorato con un operatore televisivo di vecchia data, uno di una certa età, di quelli che hanno vissuto i tempi d'oro della televisione, quelli che hanno fatto il "grano facile", quelli che loro si che hanno vissuto, che non sono viziati, che hanno in mano il mestiere; quelli che... Hanno fatto il loro tempo. Mi scuso per l'insolenza, la mia arroganza è fastidiosa lo so ma è anche la verità. Non sono tutti così, fortunatamente ci sono anche i maestri (pochi, introvabili) quelli che hanno veramente da insegnarti qualcosa ma la maggioranza è "fuffa", personaggi che nemmeno a cinquant'anni hanno in mano un lavoro. La follia è che pretendono di insegnarti per diritto acquisito, solo perché sono più grandi o più "saggi". Oggi, come altre giornate lavorative, ho visto fare errori da principiate proprio da coloro che dovrebbero insegnarmi il mestiere e questo è frustrante. Posso dire anche che nel mio lavoro gli improvvisati sono troppi ormai e non solo tra i senior ma anche tra i "nuovi talenti" che come dicono i senior (incapaci) non sono capaci, il che rende tutto assurdo perché non sono capaci proprio perché chi dovrebbe insegnar loro non è in grado nemmeno di fare un'inquadratura decente!
Il problema vero è anche che, il committente, spesso non è minimante in grado di distinguere un buon lavoro da uno lavoro pessimo il che rende la cosa veramente annosa poiché crea poca selezione naturale e favorisce i “furbastri ciarlatani”; inoltre in un lavoro come il mio, che viaggia al confine tra l’artigianato e l’arte, è difficile avere un termine di paragone per capire cosa sia bello o cosa sia brutto dal momento che il linguaggio è in continua evoluzione e che le regole grammaticali sono poco decifrabili e chiare.
Ora, parlando più seriamente io non serbo direttamente rancore per quelle persone "inadatte al tal mestiere", esse paradossalmente mi rendono un eccellente Videomaker, è grazie a loro che risulto un buon artigiano; solo che la frustrazione resta, quella sensazione che se solo ti avessero dato la possibilità di seguire un buon maestro forse avresti davvero potuto fare la differenza, distinguerti, realizzarti. Badate non si tratta di ambire al successo inteso come fama e denaro, o almeno non necessariamente a quello, ma si tratta di poter lavorare in un ambiente d'élite dove ci si possa arricchire a vicenda, dove il metodo di lavoro sia collaudato e impeccabile, dove si venga rispettati e capiti, dove ci sia libertà d’espressione e fiducia. Se solo lo capissero... Basterebbe la fiducia. La fiducia, come un motore, spingerebbe i più verso nuove sfide, spingerebbe ad assumersi responsabilità e a superarsi rendendo il lavoro gratificante e qualitativo. Forse è utopia, forse sono io l'incontentabile frustrato che attribuisce le cause dei propri insuccessi al sistema, forse dovrei essere io ad urlare al mondo che posso fare di più, dovrei essere io a conquistare la mia libertà intellettuale, a conquistare la mia libertà mentale, a riscoprirmi per riscoprire; forse sono io...
Mi rendo conto sempre di più che il mio essere anticonvenzionale, il mio essere apolitico, il mio essere lo "snob anti snob" mi rende incollocabile, quindi solo; mi rendo sempre più conto che se non appartieni ad un gruppo, se non ti integri sarai inevitabilmente estraniato, sarai fastidioso per gli altri, sarai il "non tifoso" che però non odia il calcio, sarai l'intellettuale ignorante, lo sportivo scansafatiche. Sarai tutto e non sarai nulla. Solo, nel tuo angolo, sul ring; aspettando un colpo basso. Sarai lo specchio degli altri, emanerai il loro riflesso, gli sbatterai in faccia la tua mediocrità, la loro mediocrità. Si rivedranno in te, ti ameranno odiandoti. Quel che è certo è che lo sconforto resta e la contraddizione di sentirsi dei falliti di successo rende tutto instabile, rende ogni cosa fumosa, volubile ma nello stesso tempo l'insicurezza di se genera un senso autocritico che porta sempre a migliorarsi e a mettersi in gioco. Forse l'ascesa verso il vero successo è il continuo fallimento? “Ai posteri l'ardua sentenza”