Il problema vero è anche che, il committente, spesso non è minimante in grado di distinguere un buon lavoro da uno lavoro pessimo il che rende la cosa veramente annosa poiché crea poca selezione naturale e favorisce i “furbastri ciarlatani”; inoltre in un lavoro come il mio, che viaggia al confine tra l’artigianato e l’arte, è difficile avere un termine di paragone per capire cosa sia bello o cosa sia brutto dal momento che il linguaggio è in continua evoluzione e che le regole grammaticali sono poco decifrabili e chiare.
Ora, parlando più seriamente io non serbo direttamente rancore per quelle persone "inadatte al tal mestiere", esse paradossalmente mi rendono un eccellente Videomaker, è grazie a loro che risulto un buon artigiano; solo che la frustrazione resta, quella sensazione che se solo ti avessero dato la possibilità di seguire un buon maestro forse avresti davvero potuto fare la differenza, distinguerti, realizzarti. Badate non si tratta di ambire al successo inteso come fama e denaro, o almeno non necessariamente a quello, ma si tratta di poter lavorare in un ambiente d'élite dove ci si possa arricchire a vicenda, dove il metodo di lavoro sia collaudato e impeccabile, dove si venga rispettati e capiti, dove ci sia libertà d’espressione e fiducia. Se solo lo capissero... Basterebbe la fiducia. La fiducia, come un motore, spingerebbe i più verso nuove sfide, spingerebbe ad assumersi responsabilità e a superarsi rendendo il lavoro gratificante e qualitativo. Forse è utopia, forse sono io l'incontentabile frustrato che attribuisce le cause dei propri insuccessi al sistema, forse dovrei essere io ad urlare al mondo che posso fare di più, dovrei essere io a conquistare la mia libertà intellettuale, a conquistare la mia libertà mentale, a riscoprirmi per riscoprire; forse sono io...
Mi rendo conto sempre di più che il mio essere anticonvenzionale, il mio essere apolitico, il mio essere lo "snob anti snob" mi rende incollocabile, quindi solo; mi rendo sempre più conto che se non appartieni ad un gruppo, se non ti integri sarai inevitabilmente estraniato, sarai fastidioso per gli altri, sarai il "non tifoso" che però non odia il calcio, sarai l'intellettuale ignorante, lo sportivo scansafatiche. Sarai tutto e non sarai nulla. Solo, nel tuo angolo, sul ring; aspettando un colpo basso. Sarai lo specchio degli altri, emanerai il loro riflesso, gli sbatterai in faccia la tua mediocrità, la loro mediocrità. Si rivedranno in te, ti ameranno odiandoti. Quel che è certo è che lo sconforto resta e la contraddizione di sentirsi dei falliti di successo rende tutto instabile, rende ogni cosa fumosa, volubile ma nello stesso tempo l'insicurezza di se genera un senso autocritico che porta sempre a migliorarsi e a mettersi in gioco. Forse l'ascesa verso il vero successo è il continuo fallimento? “Ai posteri l'ardua sentenza”
