
Sorrido, rifletto e penso a quando sentivo Paolini associare il rugby alla sinistra. Al momento non ho dato troppa importanza a questo paragone ma ora, dopo aver letto l'articolo qui sopra, mi accorgo che Paolini aveva senza dubbio ragione. Oggettivamente non ci sarebbe niente di male ad utilizzare uno stadio come quello di San Siro per altri sport (così detti minori) o eventi (dato che lo stadio è, o dovrebbe essere, al servizio della cittadinanza e non al servizio del calcio) e non comprendo minimamente uno sfogo emotivo di gelosia come quello espresso da Marcello Zacché nei confronti della partita di rugby (Italia-All Blacks) svoltasi proprio a San Siro. La mia preoccupazione più grande è rivolta però al messaggio intrinseco che emerge dalle parole di Zacché, dove la parola "rugby" muta e diventa sinonimo di "diverso", si trasforma nella parola "extracomunitario", lo "stadio" diventa "l'italia" e il "calcio" è un partito, chiuso, bigotto e intollerante, quale? Beh, provate ad indovinare!
Tutto ciò fa pensare ad un razzismo sportivo, ad un'insicurezza e paura nei confronti del nuovo e del diverso proprio come succede all'interno della nostra società dove le minoranze che cercano di farsi sentire ed hanno successo fanno paura e per questo vengono continuamente attaccate e infangate. L'ottusità di Zacché si nota soprattutto quando dice che il rugby a San Siro è come Madonna alla Scala, come se il calcio e uno stadio potessero essere paragonati, in qualche modo, ad un brano di musica classica e ad un ambiente d'elite come quello della Scala. Diciamo che il suo paragone è fuori luogo, diciamo anche che oggettivamente, in questo momento, tra calcio e rugby è il rugby ad avere nobiltà e onore, aggettivi che il calcio ha inesorabilmente perso. Infatti nel rugby il terzo tempo insegna! Tutti insieme, sorridendo, magari d'avanti ad un buon piatto di pasta a ridere, scherzare e discutere sulla partita e... sulle donne! Niente coltelli, risse e cariche della polizia. Per ora, uno sport ancora onesto e invidiabile.
Caro Zacché non sarai mica un leghista!
Tutto ciò fa pensare ad un razzismo sportivo, ad un'insicurezza e paura nei confronti del nuovo e del diverso proprio come succede all'interno della nostra società dove le minoranze che cercano di farsi sentire ed hanno successo fanno paura e per questo vengono continuamente attaccate e infangate. L'ottusità di Zacché si nota soprattutto quando dice che il rugby a San Siro è come Madonna alla Scala, come se il calcio e uno stadio potessero essere paragonati, in qualche modo, ad un brano di musica classica e ad un ambiente d'elite come quello della Scala. Diciamo che il suo paragone è fuori luogo, diciamo anche che oggettivamente, in questo momento, tra calcio e rugby è il rugby ad avere nobiltà e onore, aggettivi che il calcio ha inesorabilmente perso. Infatti nel rugby il terzo tempo insegna! Tutti insieme, sorridendo, magari d'avanti ad un buon piatto di pasta a ridere, scherzare e discutere sulla partita e... sulle donne! Niente coltelli, risse e cariche della polizia. Per ora, uno sport ancora onesto e invidiabile.
Caro Zacché non sarai mica un leghista!
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