mercoledì 9 gennaio 2013

IL POST-PESSIMISMO

Capita spesso di sentire persone lamentarsi, facebook e i social network in generale sono sempre più utilizzati come valvola di sfogo: il lavoro che non va bene, un amore perso, la politica che delude e chi più ne ha più ne metta. Sembra che siamo tutti santi e vittime del sistema e che la colpa sia sempre di qualcun altro; l'individuo ormai egoista e contraddittorio la fa da padrone. La vita su facebook è scandita da frasi fatte, luoghi comuni; le idee e le opinioni vengono trasformate in uno slogan, come in uno spot televisivo: "30 secondi per dire la tua, azione!" e così finisce con noi che scriviamo e scriviamo come il vociferare di bambini in una mensa.
Io stesso sono vittima del sistema, schiavo della dittatura mediatica dei social network, vittima del qualunquismo banale e superficiale imposto dal "Dio Post". Troppe persone ormai parlano a vanvera accusando il mondo per la loro infelicità. Troppi finiscono col fare il solito paragone: "e ma è l'Italia..." oppure: "all'estero è tutt'altra cosa!", troppi si lamentano della neve che non è stata spalata a dovere, altri che c'è traffico, insomma io credo che lamentarsi sia legittimo e doveroso ma la lamentela deve essere fatta con costruttività e saggezza e dopo un'attenta analisi.


In proposito vorrei postare una lettera inviatami da mio padre quando era in missione nelle Filippine a Baganga per la Croce Rossa Internazionale dove c'è stato un violento tifone.


"Ciao Ste, 
Wifi da campo appena messo in piedi, e in più funziona! Anche se un po' lentamente. Dormo in una tenda abbastanza confortevole, con il generatore alle spalle che viene spento d'ufficio alle 10 di sera, le toilette giapponesi da campo che guai a dire ai giapponesi che fanno schifo perché sono convinti che siano fantastiche. La doccia si fa con delle scodellate di acqua rigorosamente fredda che ci si butta in testa. Niente elettricità fino a domani mattina alle 6, ora in cui ci alziamo per fare la riunione delle sette. Poi partenza in macchina nelle varie destinazioni, con stivali, telefoni satellitari, gps, radio e tutte quelle tecnologie che rassicurano noi occidentali. Per quanto riguarda coloro che cerchiamo di aiutare, non hanno praticamente più nulla. Si corre in macchina per due ore di fila senza che il paesaggio cambi mai, con tutti gli alberi sradicati, case demolite, carcasse di automobili, colonne militari in movimento, ruspe, bulldozer e quant'altro. Le immagini somigliano molto a quelle dello tsunami. In più piove a dirotto per gran parte della giornata, mentre l'unica cosa che allevia la nostra fatica è che fa sempre caldo, non c'è da temere il freddo insomma. La sera ci si lascia andare con la cena in comune, a fare due risate in mezzo a questa desolazione veramente mai vista così estesa. Spero di poter tornare a fine marzo ma qui non si sa bene come evolve la cosa, tutto è molto precario. Chissà se la tua casa sarà pronta allora. Davvero sarebbe possibile che fosse pronta in pochi mesi? Intanto ti auguro ancora un buon anno e abbraccio tutti con affetto."

Gianluca

Quando ti fermi a pensare alla tua vita, a quello che hai è bene capire a fondo che il mondo è un posto grande e ancora pieno di differenze. I nostri problemi sono importanti ma non posso diventare l'alibi per smettere di combattere e non possono nemmeno impedirci di continuare a sorridere. Banale dire che siamo fortunati e che c'è chi sta peggio, ma fondamentale è rendersene conto. La critica quindi credo sia legittima solo quando vi è una presa di posizione vera e responsabile. Combattere contro le nostre contraddizioni e debolezze, cercare di essere meno pressappochisti, banali o populisti è un dovere che ognuno di noi ha. La bellezza, in senso assoluto, è un bene e una ricchezza enorme che va costruita ogni giorno.

Nella foto Gianluca Thorimbert, mio padre.

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