
Troppo spesso si legge: “hanno sbagliato!”
Troppo spesso si sente dire: “io avrei fatto…”
È giusto criticare (costruttivamente), oltremodo giusto criticare chi ci guida, è sacrosanto dare suggerimenti alla leadership esprimendo la nostra opinione, perché è così che avviene il miglioramento (il progresso), con lo scambio.
Il mondo infatti si è evoluto con lo scambio di merci, di favori, di fluidi! Di idee; ma è anche importante ricordare che la nostra opinione dev’essere comunicata tramite giusti mezzi, come per esempio il voto, altrimenti rischia di diventare una nuvola di fumo.
Quindi è giusto e sacrosanto esprimersi ma non come ormai siamo abituati a fare soprattutto attraverso i social.
Quindi la modalità in cui lo si fa è determinante! Infatti la semplice affermazione di un’idea o punto di vista senza un’attenta analisi ragionata, motivata e logica, a mio parere, non è accettabile e diventa, paradossalmente, un fattore inquinante confondendo e deteriorando il pensiero collettivo comune.
Non posso solo dire: “per me è cosi (punto)”, troppo facile! Devo M O T I V A R E.
A tal proposito vorrei sollevare una questione attuale: il coronavirus.
Sui social tutti noi (come io in questo momento) ci esprimiamo e diciamo la nostra su tutto, spesso però sparando sentenze, giudizi e verità assolute come se noi avessimo appunto la verità in tasca, comportandoci poi come dei tifosi di calcio: schierandoci sempre o dalla parte del nero o del bianco, dimenticando tutte le sfumature in mezzo.
Beh, qualcuno mi potrebbe rispondere che le sfumature non esistono, perché ormai si arriva anche a questo, cioè a negare l’evidenza. "Questo bicchiere sul mio tavolo non è né mezzo pieno, né mezzo vuoto ma per me il bicchiere non esiste" (follia).
Io però non penso che le persone siano folli, né stupide, penso solo che magari abbiano, in quel momento specifico, problemi psicologici, questo sì! Ovvero che vogliano negare “l’esistenza del bicchiere” per una qualche ragione: comodità, paura, ignoranza, inconsapevolezza (insomma sono solo persone deboli o non ben educate a pensare).
Loro (queste persone apparentemente stupide) siamo NOI, tutti noi, e se non lo siamo ora lo potremo essere poi, o lo saremo stati in passato. Mi spiego: è il tal momento, ovvero il periodo che viviamo nel nostro specifico contesto, a renderci, in quel preciso istante, ciò che siamo e come siamo, e di conseguenza come ci "comportiamo". Una brutta esperienza di vita, un forte stress può tirare fuori una certa parte di noi, magari molto negativa, come un momento di relax può, al contrario - e viceversa - tirar fuori una parte positiva. Questa penso sia la chiave di lettura più corretta: l’uomo si plasma, reagendo differentemente situazione per situazione, caso per caso, allo stimolo esterno ricevuto in quel preciso momento, reagendo quindi soggettivamente ad esso con esclusività.
Come si fa quindi a far sì che una persona mantenga il controllo delle proprie reazioni emotive così da mantenere un comportamento il più possibile logico e coerente di fronte a una situazione di stress che sta vivendo? Quindi, ritornando all’attualità, come riusciamo a mantenere lucidità in questo momento particolarmente tragico e delicato? Vedo molti post sui social, denigrare persone, istituzioni, politici, popoli ecc. Vedo sempre una forma di odio e di negazione. Spesso leggo: “è colpa del tal politico se ora siamo in questa situazione!”, “cinesi maledetti!”, “dovevamo chiudere i porti!”, “Italia di merda!”, “italiani di merda!”. Tutto ciò è un paradosso e racchiude una profonda contraddizione: l’italiano che critica il proprio paese in questo modo pressapochista e demagogico, non si rende conto che è lui stesso l’oggetto della sua critica, un po’ come quando saliamo in macchina con un pessimo autista che sbraitando ogni cinque minuti tra una sbandata e l’altra, un semaforo bruciato e uno stop saltato, insulta tutti gli altri automobilisti dicendo: “come guida male la gente!” Non rendendosi conto che lui è il primo a far parte di quei pessimi driver.
Concludendo posso constatare che siamo "noi" a criticare "noi" (come un cane che si abbaia allo specchio o che si morde la coda).
Un’altra incapacità constatata in questi soggetti dalla critica “sterilofacile” (sterile e facile) è quella di non aver empatia (ovvero il non riuscire a mettersi nei panni degli altri). Se un politico avesse bloccato (per assurdo) tutto il paese in tempi non sospetti (per esempio quando in Cina vi erano ancora pochi casi), e per qualche sconosciuto motivo il virus non si fosse propagato, non avremmo mai potuto sapere appunto di chi fosse il merito effettivo del mancato contagio: sarebbe stato grazie al blocco totale preventivo che si è fermata la pandemia o non vi sarebbe stata nessuna pandemia a prescindere dal blocco? (Sarebbe impossibile determinarlo), quindi avremmo accusato il tal politico di essere stato un catastrofista e di aver distrutto l’economia solo per un sospetto pandemico remoto (per la serie “la storia non si fa con i se”). In poche parole: per gridare “al lupo, al lupo”, il lupo lo devo vedere (il lupo deve esistere in quel reale e specifico momento, il lupo ci deve essere).
Facile quindi accusare “loro” di non aver gestito bene la faccenda, facile, col senno di poi, dire come voi avreste fatto a risolvere il tal problema. Io penso che si perda sempre di vista il punto: “loro” chi sono? In una situazione di questa portata esiste solo un “noi” è questo il punto.
Il politico, il funzionario, il medico, il poliziotto, il salumiere, sono tutti esseri umani e nessuno di essi ha la sfera magica, nessuno.
Il politico sbaglia, come sbaglia il poliziotto e come il salumiere, ma qui siamo di fronte a qualcosa di straordinario e non si possono ora trovare colpevoli, perché di colpevoli ora non ce ne sono. Certo il tal politico ha molta più responsabilità di un salumiere, voi mi direte, e si presuppone che egli sia l’élit della società ma, pretendere che abbia la sfera magica mi pare troppo.
Io, invece, credo che il motivo principe di questa grande crisi sanitaria sia semplice: l’uomo è ciò che è perché è ciò che vuole essere.
Da troppo tempo ormai si dice che siamo in troppi, che le risorse stanno finendo, che l’umanità è vicina al collasso e queste catastrofi sono solo le prime avvisaglie di un macrocosmo ormai malato. Come delle galline in un piccolo pollaio, dove prima regnava benessere e calma, ora siamo finiti in una grande batteria, in un immenso allevamento intensivo di polli, dove tutti siamo vicini, ammassati, costipati. Questo ha creato l’insorgere del virus, e ancor prima, ha iniziato ad alterare l’atmosfera portando gli innumerevoli cambi climatici che sempre più, minacciano la nostra esistenza.
Noi siamo il cosmo, siamo piccoli elementi che fanno parte di un sistema complesso e pensante che si autoregola, che gestisce le anomalie per riportare l’equilibrio e ora l’anomalia siamo noi.
Viziati quindi dal nostro progresso (medicine, tecnologie, ecc.) abbiamo creduto di essere ormai invincibili e padroni, abbiamo creduto di avere il completo controllo aumentando troppo la velocità, incuranti che le nostre “protezioni” erano collaudate per proteggerci a velocità inferiori a quella attualmente impiegata.
Pensavamo di esser diventati Dio… ma il cielo, la terra, l’universo non sono una nostra creazione e la natura ora si fa beffe di noi.
Ma tornando ai social, essi non sono altro che una valvola di sfogo di pensieri confusi delle persone che evidenziano la parte più impulsiva di sé (come quando sei al bar e ti sfoghi imprecando contro tua madre o il tuo capo) solo che a differenza del bar dove si usa un linguaggio verbale e non scritto, qui le cose restano, e si diffondono, ergo: un pensiero pressapochista o addirittura campato per aria, mette radici e, proprio anch’esso come un virus, prende vita, diventa una (possibile) verità e si diffonde creando un danno; danno per chi si frustra leggendolo, danno per chi ci crede riportandolo, danno per l’immagine di un paese che sembra sempre più stupido ma… ma che stupido NON è. Non siamo stupidi, se non quando pensiamo di esserlo e sopratutto quando facciamo “di un filo d’erba un fascio” (Se uno 1 sbaglia = 10 hanno sbagliato. Falso!).
Io, per lo più, (tra qualche mela marcia) vedo disciplina e cooperazione, vedo gente che lavora e che si dà da fare. Il sistema più o meno funziona ma poi avviene un fatto strano, ed è come se fossimo in due mondi: un mondo virtuale (la mente) e un mondo reale (il corpo) dove non si riesce più a scindere e "switch-are" tra i due stessi mondi, non sapendo più mediare tra l’idea astratta “perfetta” e pura (la mente) e il compromesso mediatico che invece impone la realtà (il corpo). Vogliamo quindi il mondo che (pensiamo) perfetto senza però fare i conti con la realtà logistica fatta di imprevisti, ostacoli, compromessi e obbligatorie mediazioni; realtà perfettamente imperfetta.
Lo stesso motivo per il quale le persone spesso, senza nemmeno sapere di cosa parlano, inneggiano alla rassicurante dittatura, poiché essa racchiude in sé la semplicità, la monodirezione ed, apparentemente, esclude l'ipotesi di compromesso. Poi, nel mondo reale appunto, non si fanno i conti però con il fatto che se la dittatura dovesse andare in un verso, secondo noi sbagliato, non avremmo nessuna possibilità facile di rovescio e di cambiamento, restando, paradossalmente, incastrati in qualcosa che, per l'assoluto bene di qualcuno, crea l'assoluto male di qualcun altro. Qualcuno direbbe: "morte sua, vita mia", ma come descritto sopra, le nostre esigenze e di conseguenza comportamenti, sono temporali, sono mutevoli nel tempo, e se oggi penso che sia giusto il nero, magari successivamente in un’altra situazione, potrei pensare che sia giusto il bianco.
Le persone oggi hanno paura e io ho paura delle persone che hanno paura, quindi tutti abbiamo paura e “loro”, ribadisco, siamo “noi”. Siamo un macro organismo che vive in simbiosi con tutto, dobbiamo solo abituarci a razionalizzarlo un po’ più spesso senza lasciarci andare a pensieri infantili, egoisti e primordiali.
Ogni mondo è paese, si dice, ma le sfumature esistono come esiste il bicchiere; cerchiamo quindi di valutare le cose non in assoluto ma relativizzandole e contestualizzandole (caso per caso, situazione per situazione, persona per persona). Mettiamo da parte l’orgoglio, siamo elastici, duttili di fronte ad un cambiamento e/o imprevisto.
Questo è il vaccino per guarire e per ottenere un mondo migliore.
2 commenti:
Well said. Totally agree. Social networks, now more than ever, are like trying to make a difference, in a desperate attempt to change the tide, locked behind bars. People are not connecting the dots anymore, they take a single snap shot and it turns into a story of epic proportions and often out of context.
thank you! I think that if we do not change the method it will be the end of the knowledge of the true and the false, of the right and the wrong.
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